"molte persone hanno perso la capacità di stupirsi ancora davanti alle cose del mondo, il gusto dell'esplorare, della scoperta, proprio del fanciullino; ognuno deve riscoprire il fanciullino che è in sè qualche volta"

bambini divertenti

venerdì 18 giugno 2010

il silenzio storiografico dell'infanzia.


che cos'è l'infanzia? al giorno d'oggi ci verrebbe facile dire "quel periodo in cui il bambino è curato dai propri genitori oppure quel momento felice della vita in cui tutto è gioco e nuovo",agli occhi di un uomo moderno, dell'Occidente, tali parole possono sembrare scontate, d'altra parte l'uomo medievale si sarebbe stupito di quanta attenzione diamo ai bambini, ma sorattutto della parola che noi usiamo per definirlo: "Infanzia", cosa per lui sconosciuta.
i bambini nella storia sono sempre esistiti, il problema è sempre stato quello di riconoscere che questi esseri deboli e innocenti non nascono già preparati alla vita, non sono maturi senza un periodo di preparazione.
quindi oltre all'adultità, occorreva un periodo evolutivo precedente, preparatorio, esporativo, proprio del bambino, distinto da quello dell'adulto: l'infanzia come la conosciamo oggi.
nel medioevo il bambino appena usciva dalle fascie entrava subito a far parte del mondo degli adulti sia nel lavoro, nei giochi,nei costumi, che nelle usanze come afferma Aries nell'opera "Padri e figli nell'età Medievale e Moderna".
il problema di fondo è sempre stato quello di riconoscere che il bambino era diverso dall'adulto, non era uguale ad esso perciò richiedeva esigenze diverse.
quindi poichè gli adulti ritenevano i bambini al pari loro, non vi era questo bisogno di isolare il tempo infantile, nel quale potesse agire e sentire, non come un adulto in miniatura, bensì come un bambino. ecco perchè, nel Medioevo soprattutto, non ci si occuppa dei bambini e delle loro esistenze,poichè paragonate a quelle adulte. potete stupirvi quindi del fatto che alcuni diritti infantili ritenuti oggi inviolabili e scontati, come l'alimentazione sana, la cura, la scuola e la protezione non siano stati sempre scontati nella storia.
un'infanzia debole, protetta, curata ed educata è dei nostri giorni, grazie alle carte dei diritti umani e dell'infanzia, le quali risvegliano le coscienze e la sensibilità popolare verso questa creatura indifesa.

giovedì 27 maggio 2010

il Nido non ha nulla a che vedere con l'assistenza.....


Nella storia si sono perseguite molte lotte perchè l'infanzia venisse a galla, in un mondo ostile, macchiato dalle guerre e dalla povertà, in cui il bambino sembrava non esistere, non contare, non solo dal punto di vista giuridico, ma anche famigliare: il bambino non era bambino bensì "un adulto in miniatura" che lavorava per contribuire, l'infanzia non esisteva come mondo a sè stante, con proprie esigenze, con propri diritti, con proprie caratteristiche ma solamente in relazione a quello dell'adulto.
Il fatto che il bambino abbia diritto a giocare, ad andare a scuola, a mangiare in modo equilibrato, ad un ambiente sano non è sempre stato scontato come oggi. per questo sono state fatte molte battaglie in nome di un bambino felice e sereno. e come ne sono state fatte perchè ci fossero delle istituzioni volte all'educazione del bambino. il punto della questione è che queste istituzioni sono nate non per il bambino stesso, non per educarlo ma per assisterlo mentre la mamma era a lavorare. io noto che nonostante i grandi passi fatti dalla psicologia, i quali hanno riscontrato nel bambino delle capacità ad apprendere, e dalla padagogia che proclamano l'asilo ndo come istuzione educativa, in cui il bambino impara a stare al mondo,tutto sia rimasto come allora!! molti genitori non portano il bambino al nido perchè non ritenuto importante, oppure lo portano ma solo per necessità di lavoro, per avere un posto dove possano assisterlo... ma dobbiamo renderci conto che il nido con l'assistenza ormai non c'entra più nulla, il nido dev'essere considerato una tappa preparatoria alla scuola dell'infanzia essenziale non un semplice parcheggio...

sabato 6 marzo 2010

ogni bambino porta con se un mondo


Quando entriamo in un asilo ci troviamo davanti tanti bambini che apparentemente ci possono sembrare tutti sullo stesso piano, tutti uguali.
Poi ci accorgiamo con il passare del tempo che ogni bambino ci porta un sorriso diverso, una parola diversa, un modo di fare,un modo di mangiare, di dormire ecc ecc e ci rendiamo conto che non possiamo comportarci nello stesso modo con tutti, non possiamo parlare allo stesso modo con tutti;
non esiste la ricetta perfetta per avere a che fare con un bambino, proprio perchè ognuno di essi nel momento in cui entra al nido porta una sua storia, un suo modo di porsi, e di pensare.
per questo motivo al nido non si può pensare in termini rigidi, e standarizzati bensì flessibili; sapersi adattare a ogni bambino che ci troviamo davanti, attenzione però!! ciò non significa sottomettersi al bambino, e permettere che sia lui a commandare la situazione, ma qui si sta parlando di saper educare secondo le caratteristiche personali del bambino,saper costruire un percorso adatto a lui,con degli ostacoli alla sua portata... non potremmo mai pensare di costruire un percorso valido per tutti, volto a raggiungere un obiettivo educativo; questo perchè ogni bambino possiede un proprio modo di approciarsi al sapere e all'apprendimento, e poi soprattutto perchè queste creature prima di essere bambini sono esseri umani che si diversificano l'un l'altro; il nostro lavoro sta proprio in questo. nel constatare questa importante regola; cioè che non è possibile esercitare un educazione per tutti..

mercoledì 24 febbraio 2010

l'educatore non è un lavoro da tutti....



quante volte ci sentiamo dire che per fare il nostro lavoro non servono tre anni di specializzazione? oppure che per cambiare dei pannolini non serve una laurea? o addirittura che fare l'educatore è uno dei lavori più semplici che esista? io sento queste cose tutti i giorni e penso: o la gente è stupida e non riflette su quello che dice oppure sta tutto nella nostra società, che non riconosce l'importanza del nostro lavoro. Le due cose si collegano molto perchè alla fine è la società che detta i nostri modi di vivere e di pensare.
molti non si rendono conto che dall'educazione ricevuta dipende poi lo svolgersi della vita futura. quindi se queste persone ora sono quello che sono è proprio merito dell'educazione che hanno ricevuto.
Ciò vi sembra una responsabilità da poco?? vi sembra così semplice educare(dar forma) un individuo perchè possa condurre una vita felice e giusta... è così semplice insegnare a vivere e a farsi strada da soli?
e fare questo è forse più semplice che fare l'ingegnere? che una volta imparate tutte le formule matematiche che ci sono da sapere non deve fare altro che applicarle al lavoro... l'educatore ha le formulette scritte già fatte e pronte per lavorare con un bambino?...
in parole povere l'educatore non è mestiere da tutti, non solo per le competenze scritte nei post precedenti, ma anche perchè chi fa l'educatore è pronto a prendersi la responsabilità della vita di un bambino, è pronto al rischio e alle sfide che l'educazione da ogni giorno, chi è pronto all'imprevisto che l'individuo ci porta ogni giorno...
vorrei soprattutto vedere chi è pronto a svolgere un lavoro in cui ogni tuo gesto, ogni tua parola, e ogni tuo pensiero ha valore per la persona che si sffida completamente a te perchè tu gli insegni a vivere....
tutto questo lo fa anche un genitore starete dicendo... ma chiedete a loro se ciò è facile.. quindi morale della favola; educare non significa solo un paio di date da ricordare in una lezione di storia, o cambiare solo un pannolino (che poi anche questo ha una sua valenza educativa)vuoldire ben altro, insegnare a vivere, a relazionarsi con gli altri, a camminare da soli, a evitare le cattive strade della vita..
a quanto ho capito solo chi se ne occupa, e chi la studia tutto il giorno può capire di cosa parlo... perciò prima di parlare è sempre meglio conoscere di cosa si sta parlando: dell'educazione di un bambino. altrimenti meglio star zitti no?!

lavorare su se stessi prima che con i bambini.....


lavorare al nido è forse una delle professioni in cui vi si chiede non solo un forte investimento fisico ma soprattutto emotivo-psicologico.
infatti molto spesso nei manuali di pedagogia della famiglia, di programmazione e valutazione educativa ecc leggiamo che la professione dell'educatore più che fondarsi su competenze tecnico-professionali(che comunque devono esserci, si caratterizza principalmente per doti empatiche, relazionali, comunicative, emozionali.... quindi l'educatore, prima di saper accudire il bambino in tutti i suoi bisogni biologici, deve sapersi relazionare con le persone, saper controllare le proprie emozioni in modo che i bambini non le percepiscano soprattutto se sono negative, e soprattutto, cosa molto importante, saper ascolare; senza pregiudizi o giudizi, perchè in tal modo non riuscirebbe a capire, a vedere le risorse di cui può servirsi per il proprio lavoro di "miglioramento dell'individuo", di "dar forma" all'individuo. come starete pensando; "ma a noi tutte queste frasi fatte a cosa possono servirci? tutti questi accorgimanti preconfezionati a cosa servono detti così?...
come ho detto all'inizio queste cose le troviamo nei manuali del "perfetto educatore",i quali ci dicono come dovrebbe essere l'educatore secondo le recenti teorie pedagogiche, ma è ovvio che l'educatore, prima che un professionista dell'educazione, è una persona, che nel suo percorso professionale fa degli errori dai quali impara,ma soprattutto alle sue spalle ha una storia, fatta di valori nei quali crede, i quali defiscono molto la professione dell'educatore,e sta proprio a quest'ultimo lavorare su se stesso perchè queste sue credenze non contrastino il suo lavoro di educatore. quando parliamo di lavoro su di se facciamo riferimento alla riflessione che l'educatore ha bisogno di fare su se stesso per imparare a controllare le proprie emozioni negative(lasciarle fuori dall'asilo),i propri sentimenti e ad annullare completamente il proprio giudizio prodotto dalle proprie credenze, queste defiscono molto l'educatore ma bisogna anche sapere quando è giusto farle emergere o meno, perchè quando un genitore ci racconta la propria storia, il proprio foglio, poichè è una risorsa molto importante per il nostro lavoro,noi dobbiamo saper sgomberare la nostra mente da tutto e affrontare la situazione in modo professionale.

mercoledì 13 gennaio 2010

un viaggio nel mondo dei cartoni per l'infanzia... Pingù



la nostra infanzia, almeno per quelli della mia generazione, è stata caratterizzata non solo di esplorazione, scoperte, coccole, giochi ma anche di cartoni animati.
tra questi voglio prendere in considerazione "Pingù" che sarà oggetto del progetto che porterò all'esame di Programmazione e valutazione educativa,
perchè fare di Pingu un progetton educativo finalizzato all'autonomia del bambino?
parchè Pingu è educativo?
come sapete Pingu è un simpatico pinguino, che sembra fatto di pongo come nei cartoni per i bambini, che vive al Polo Nord con la sua famiglia.
nelle avventure di Pingu, il pinguino si cimenta nelle cose quotidiane, che succedono in famiglia tutti i giorni.
quindi il bambino ha anche la possibilità di vedere quello che succede nella vita di tutti giorni, divertendosi.
cosa molto importante Pingù non parla nella storia, ma emette solamente dei versi, questa è un'idea geniale a mio avviso perchè quante volte abbiamo sentito il nostro fratellino, il nostro cuginetto piccolo raccontarci "ho visto il cartone di Winny Pooh e c'era EyOur che faceva...." "ho visto i fantastici 4 e c'era quello fatto di pietra che faceva...." al bambino non interessano le parole, ma le azioni i fatti soprattutto quando sono molto piccoli, e non sanno parlare.
un ultima cosa è che i personaggi sembrano fatti di pongo, e simpatici giusto proprio per un bambino piccolo che lo usa spesso...

lunedì 11 gennaio 2010

i genitori.... lo scoglio più grande



molte volte sentiamo dire da molte educatrici di nido che i genitori sono molto difficili da gestire....
non sempre è tutto rosa e fiori come vogliono farci credere i libri su cui studiamo : "se si instaura una relazione di fiducia con i genitori si evitano le conflittualità" oppure "se i genitori vengono considerati competenti si sentono più accolti e ascoltati" , diciamo nozioni preconfezionate pronte all'uso...
ma in educazione non funziona così, come in tutte le cose esiste, ma molto di più in una professione di questo tipo, l'imprevisto, l'inconveniente che molte volte rompe...
per questo l'educatore non deve avere una mentalità rigida, statica fissata solamente su ciò che legge nei libri, perchè altrimenti farà una confusione pazzesca!! dire che l'educatore è promotore del cambiamento è molto diverso da vederlo sul campo...
quindi l'educatore deve "armarsi" non solo ed esclusivamente di libri, ma per la maggior parte di esperienza....
con i genitori è la stessa cosa, avete presente quando si dice "fare la gavetta", prima di arrivare ad instaurare la cosìdetta relazione di fiducia dobbiamo passarne di conflitti, di batoste, di insulti anche a volte...
inutile che in questo post come ho fatto in quelli precedenti stia a dirvi le cose scritte sul libro: l'unico consiglio che posso darvi è di collaborare con i genitori per il bene del bambino in questione e di cercare di farlo in tutti modi poi se il genitore porta via il bambino dal nido è una sua scelta voi avete fatto tutto il possibile, avete fatto il vostro lavoro ed è questo l'importante.
l'importante è anche rialzarsi dopo una sconfitta con un'armatura più grossa